ESG, obbligo o opportunità?
Negli ultimi anni la sigla ESG è entrata stabilmente nel linguaggio delle imprese.
Tuttavia, per molte PMI italiane continua a essere qualcosa che “si deve fare”, più che qualcosa che “può servire davvero”.
È una percezione comprensibile: la sostenibilità arriva spesso sotto forma di normative, richieste di dati, piattaforme da compilare, verifiche da fare.
Eppure, ridurre il tema ESG a un elenco di obblighi burocratici significa perdere di vista la sua parte più interessante: la capacità di rafforzare l’impresa dall’interno, rendendola più solida, attrattiva e competitiva.
Quali sono i principali ostacoli che impediscono alle imprese di percepire il proprio percorso di sostenibilità come un’opportunità di crescita?
“SOLO BUROCRAZIA IN PIÙ”
Il primo ostacolo è proprio la sensazione di trovarsi di fronte solo a un insieme di formalità. Molti imprenditori vivono l’ESG come un peso.
Ma, dietro ai questionari, alle rendicontazioni e alla raccolta dati, c’è la possibilità di mettere a fuoco ciò che l’azienda già fa bene: l’attenzione alle persone, le relazioni con i fornitori locali, la riduzione degli sprechi, la cura del territorio.
Queste attività non sono “soft” o marginali: sono parte integrante del valore dell’impresa, e trasformarle in impegni strutturati significa renderle visibili, misurabili e riconoscibili anche all’esterno.
“NESSUNO DI NOI SA DA DOVE INIZIARE”
Il secondo ostacolo è la mancanza di una via chiara. Non esiste un manuale unico per la sostenibilità, e spesso il linguaggio tecnico disorienta. Questo porta molti imprenditori a rimandare o a muoversi a tentoni.
La chiave è non isolarsi.
In realtà, l’ESG è un percorso graduale: si può iniziare confrontandosi con il proprio consulente, partecipando a percorsi formativi brevi, aderendo a reti territoriali e scegliendo un referente interno che raccolga informazioni e dia continuità.
Si tratta di creare una regia, non di trovare un esperto supereroe.
“LA SOSTENIBILITÀ COSTA TROPPO”
Il terzo ostacolo riguarda i costi. L’idea diffusa è che la sostenibilità sia un investimento oneroso, con ritorni incerti.
Ma guardando da vicino, molte azioni ESG producono benefici immediati: ridurre gli scarti fa risparmiare, migliorare la sicurezza diminuisce contenziosi e assenze, investire sul benessere dei collaboratori riduce il turnover.
Senza contare che la sostenibilità facilita l’accesso al credito, ai bandi pubblici e agli investitori che cercano imprese solide e trasparenti.
L’ESG, quindi, non è un obiettivo da raggiungere ma un percorso di miglioramento continuo.
È un modo diverso di guardare all’impresa, chiedendosi: “Che impatto generiamo? Cosa possiamo migliorare senza stravolgere la nostra identità? Quali scelte possono renderci più resilienti domani?”
Sostenibilità significa inserire queste domande nella strategia quotidiana.
Non per apparire “perfetti”, ma per diventare più consapevoli, più coerenti e più capaci di costruire fiducia.
In un mercato che premia trasparenza e responsabilità, l’ESG non è solo un vincolo: è una lente preziosa per leggere il futuro. E un’occasione concreta per distinguersi.
Se vuoi capire come trasformare gli obblighi normativi in un vantaggio competitivo reale, puoi scrivermi a mauro.ventura@finanzaresponsabile.it per un confronto dedicato.







