Scegliere il domani
In molte aziende ci sono reparti che esistono “da sempre”: linee di produzione, divisioni di servizio, segmenti di business che hanno fatto la storia dell’impresa. Magari sono quelli con cui si è iniziato, quelli a cui sono legati ricordi, persone, relazioni di lunga data. Proprio per questo, decidere di chiuderne uno è una delle scelte più difficili che un imprenditore possa affrontare.
Eppure, in un mondo che cambia rapidamente, può succedere che un reparto non sia più sostenibile: economicamente, ambientalmente o socialmente. A quel punto la domanda diventa inevitabile: ha senso continuare “perché si è sempre fatto così”, o è più responsabile chiudere una porta per poterne aprire altre, più coerenti con il futuro?
Pensiamo a un’azienda manifatturiera che produce con tecnologie energivore e poco efficienti, in un reparto nato decenni fa. Per anni quel reparto ha generato fatturato e occupazione; col tempo, però, i margini si sono assottigliati, le normative ambientali si sono fatte più stringenti, i clienti hanno iniziato a chiedere prodotti con un’impronta ecologica minore. Mantenere in vita quella linea significa continuare a investire in manutenzione, affrontare costi energetici elevati, esporsi al rischio di non conformità, mentre sul mercato emergono alternative più moderne e pulite.
UNA DECISIONE TECNICA, MA PRIMA DI TUTTO UMANA
Chiudere un reparto non è mai solo una decisione tecnica. Dietro ci sono persone che ci lavorano, fornitori che dipendono da quella produzione, clienti affezionati a determinati prodotti. C’è una storia, fatta di successi e fatiche.
Proprio per questo, un imprenditore che sceglie questa strada ha bisogno di una visione chiara: non si tratta di “tagliare il ramo secco” nel modo più rapido possibile, ma di ridisegnare il modello di business facendo i conti con l’impatto sociale della propria decisione. Ciò significa, per quanto possibile, progettare percorsi di riconversione interna, formazione per riqualificare le persone, dialogo con il territorio e con le parti coinvolte.
La sostenibilità, infatti, non è solo ridurre emissioni o consumi; è anche capacità di tenere insieme ambiente, persone ed economicità. Un reparto che inquina molto, ma dà lavoro, non si può semplicemente spegnere dall’oggi al domani senza creare altre ferite. Al tempo stesso, non lo si può difendere a oltranza ignorando i segnali: normative, clienti, giovani talenti che scelgono aziende più coerenti con i propri valori. La via di mezzo responsabile sta nel costruire una transizione: annunciare per tempo gli orientamenti, accompagnare i cambiamenti con fatti (investimenti in nuove tecnologie, nuovi prodotti, nuove competenze), coinvolgere chi lavora in azienda nel disegno del “dopo”.
LIBERARE RISORSE PER UN MODELLO PIÙ SOSTENIBILE
Sul piano strategico, chiudere un reparto obsoleto può liberare risorse preziose: capitale, energia, tempo del management. Risorse che possono essere reinvestite in linee produttive più efficienti, in innovazione di prodotto, in soluzioni con minore impatto ambientale e maggiore valore aggiunto.
A volte, è proprio questo coraggio che permette all’azienda di rimanere competitiva: concentrarsi su ciò che sa fare meglio oggi e può fare ancora meglio domani, invece di disperdere energie in attività che tengono legata l’impresa al passato.
Perché questo avvenga, non basta la decisione del singolo imprenditore: serve un lavoro di team.
Occorre mettere intorno allo stesso tavolo competenze diverse – produzione, finanza, risorse umane, sostenibilità, relazioni con il territorio – e farle dialogare su dati, scenari e valori. È nel confronto tra chi conosce i numeri, chi vive ogni giorno i reparti, chi guarda ai clienti e chi si occupa di persone che nascono i percorsi di trasformazione più solidi.
Alla fine, la responsabilità della scelta resta nelle mani di chi guida l’impresa, ma la qualità di quella scelta dipende dalla capacità del gruppo di costruire insieme un futuro che sia davvero più sostenibile, e non solo più “leggero” nel conto economico del prossimo trimestre.








