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Pianificazione finanziariaprima pagina
Home›Pianificazione finanziaria›4 fasi per il tuo futuro

4 fasi per il tuo futuro

By webmasterfr
Novembre 7, 2026
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La settimana scorsa, con Marta, abbiamo visto che cosa dicono davvero le ricerche sui fondi che si dicono sostenibili: il problema esiste, le regole stanno ripulendo il campo e la risposta è guardare dentro un prodotto per volta. Oggi faccio un passo indietro. Prima ancora di scegliere un fondo, da dove si parte?

Una domanda al contrario

Elena ha 56 anni, fa la farmacista e investe da più di 15 anni. Il suo portafoglio vale circa 180.000 € ed è diviso fra 4 fondi e un po’ di liquidità. Qualche settimana fa sua figlia, 24 anni e una laurea in ingegneria ambientale quasi in tasca, le fa una domanda semplice: «Mamma, ma i tuoi soldi cosa finanziano?». Elena non sa rispondere.

Così arriva nel mio ufficio con un foglio pieno di nomi. Ha letto di fondi sostenibili, tematici, a impatto, e mi chiede quale scegliere. Le rispondo con un’altra domanda: «Prima dei fondi, mi dice che cosa non vuole finanziare con i suoi soldi?».

Mi guarda un po’ sorpresa. Nessuno glielo ha mai chiesto. Eppure è il punto di partenza.

Di solito si comincia dagli strumenti: quale fondo, quanto rende, quanto costa. Sono domande giuste, ma vengono dopo. È come andare al supermercato senza la lista della spesa: si torna a casa con il carrello pieno di offerte, e magari senza il latte. Se si parte dagli strumenti, è il prodotto che sceglie per noi. Se si parte da noi, gli strumenti diventano più facili da scegliere.

Per questo propongo a Elena un percorso in 4 fasi. Niente di complicato, ma ogni fase va fatta prima della successiva.

Fase 1. Il no viene prima del sì

Elena ci pensa qualche giorno. Poi mi scrive 3 righe: armi, tabacco, gioco d’azzardo. Il tabacco per il suo lavoro. Il gioco d’azzardo perché in farmacia vede ogni settimana persone che ci perdono molto più dei soldi.

Quando ci rivediamo, però, ogni parola apre una domanda. Armi vuol dire solo chi le produce, o anche chi fornisce componenti, software, servizi? Tabacco vuol dire solo chi fabbrica sigarette, o anche la catena di supermercati che le vende alla cassa?

Non sono domande per complicarle la vita. Servono a capire che ogni fondo traccia la linea in un punto diverso. Molti usano una soglia sul fatturato: escludono un’azienda se più del 5% o del 10% dei suoi ricavi arriva da quell’attività.

«Quindi un’azienda che fa il 4% dei ricavi con il tabacco può stare dentro?», mi chiede.

In molti casi sì. Non è un inganno, è una regola scritta nei documenti del fondo. Basta leggerla, o farsela spiegare.

Elena decide così: su armi e tabacco vuole il rigore massimo possibile, sul gioco d’azzardo accetta una soglia. Va bene. Non esiste un elenco giusto per tutti. Esiste il suo.

C’è un’ultima cosa che le dico con franchezza: ogni no ha un prezzo. Più esclusioni significano meno aziende tra cui scegliere, e quindi meno possibilità di distribuire il rischio. Per questo conviene che i no siano pochi e sentiti, non una lista infinita.

Fase 2. Quello che vuoi far crescere

Escludere vuol dire non fare il male. Ma c’è anche una domanda in positivo: che cosa vuole sostenere?

Per Elena la risposta arriva subito. La salute, che vede da vicino ogni giorno dietro il banco. E l’acqua, il tema su cui la figlia sta scrivendo la tesi.

Qui le spiego che ci sono 2 strade diverse. Un fondo con esclusioni parte da un mercato ampio e toglie quello che non va. Un fondo tematico fa il contrario: sceglie solo le aziende che lavorano su un tema preciso, come la gestione dell’acqua o la ricerca medica.

Il fondo tematico parla di più ai valori, ma è anche più concentrato, e quindi può oscillare di più. Per questo decidiamo insieme che non superi il 15% del portafoglio. È un sì convinto, non un sì a tutto.

Anche il nome di un fondo tematico va letto con attenzione. «Acqua» in copertina può voler dire aziende che depurano e distribuiscono l’acqua, oppure aziende per cui l’acqua è solo una piccola parte degli affari. Prima di scegliere, guardiamo insieme quanto del fatturato delle aziende in portafoglio arriva davvero da quel tema.

E qui il fondo dimostra il suo valore. Comprare da soli 40 aziende del settore idrico o sanitario, sparse in 15 Paesi, seguirne i conti e capire quando cambiano strada: per una farmacista che lavora 10 ore al giorno non è realistico. Il fondo fa questo lavoro con un gestore dedicato, distribuisce il rischio su molte aziende e documenta quello che fa.

Fase 3. Il fondo in fondo al cassetto

Ora apriamo il portafoglio che Elena ha già. Mettiamo sul tavolo le schede dei 4 fondi e li guardiamo uno per uno, con la sua lista accanto.

Il primo è un bilanciato con criteri di esclusione, circa il 25% del totale. Nessun problema: armi e tabacco sono fuori.

Il secondo è un azionario europeo con criteri ambientali e sociali, circa il 20%. Qui troviamo una compagnia energetica che ha un piano di riconversione. Le ricordo la domanda di settimana scorsa: questo fondo esclude oppure accompagna la transizione? Questo accompagna. Elena ci pensa e conclude che le sta bene, perché quell’azienda non è nella sua lista. Coerenza vuol dire rispettare i suoi no, non inseguire una perfezione che non esiste.

Il terzo è un obbligazionario, circa il 20%, che presta soldi a Stati e grandi aziende. Tra le posizioni principali non c’è nulla che vada contro le sue scelte.

Il quarto è un azionario globale comprato molti anni fa, pari a circa il 25%. Dentro ci sono anche aziende del tabacco e della difesa, che pesano in tutto intorno al 3% del fondo.

Elena si irrigidisce: «Quindi per anni ho finanziato le sigarette?».

In piccola parte sì. Su 45.000 € investiti in quel fondo, circa 1.350 € sono finiti in aziende che lei oggi esclude. Non è una colpa: quando l’ha sottoscritto, questa domanda non se l’era posta, e nessuno gliel’aveva fatta. Adesso se la pone, ed è questo che conta.

Non è un cattivo fondo. È costruito per un altro obiettivo, che allora era anche il suo. Spesso la stessa casa di gestione offre una versione dello stesso fondo con criteri di esclusione, e il passaggio è più semplice di quanto Elena immagini. Prima di muoverci, però, guardiamo anche l’aspetto fiscale: vendere un fondo in guadagno vuol dire pagare le imposte sulla plusvalenza, e conviene saperlo prima, non dopo.

Coerenza, poi, vuol dire guardare tutto. Anche il 10% di liquidità sul conto, circa 18.000 €, e il fondo pensione. Anche lì ci sono soldi che lavorano, pure quando non ci pensiamo. Del conto corrente sappiamo poco: come abbiamo visto con Marta, nessuno pubblica l’elenco dei prestiti fatti con quei depositi. Del fondo pensione invece possiamo leggere tutto, e scopriamo che offre una linea con criteri sostenibili.

E coerenza non vuol dire rinunciare al rendimento, né garantirlo. Vuol dire sapere che cosa c’è dentro.

Fase 4. Il tagliando

Un portafoglio coerente oggi può non esserlo fra 3 anni. Le aziende cambiano, i fondi aggiornano le loro politiche, a volte cambiano perfino nome.

Per questo con Elena fissiamo un appuntamento all’anno, come il tagliando dell’auto. Nessuno apre il cofano tutti i giorni, ma nessuno aspetta che si accenda la spia rossa.

In quell’incontro guardiamo poche cose, ma sempre le stesse. Le prime 10 posizioni di ogni fondo, nella scheda mensile. Il resoconto annuale che ogni fondo sostenibile pubblica, nella parte in cui racconta che cosa ha fatto davvero. Le eventuali modifiche alle regole di esclusione o al nome. Sono le verifiche da 20 minuti per fondo di cui abbiamo già parlato nelle scorse settimane.

E poi guardiamo la cosa più importante: la sua lista. Anche i valori si muovono. Magari fra qualche anno Elena aggiunge un no, o scopre un nuovo sì. Il portafoglio va adeguato a lei, non il contrario.

Le tue 3 righe

Elena non ha un portafoglio perfetto. Ha un portafoglio che conosce e che le somiglia. E la prossima volta che sua figlia le chiede che cosa finanziano i suoi soldi, sa cosa rispondere.

Il metodo, in fondo, è tutto qui. Prima i no. Poi i sì. Poi il portafoglio messo davanti allo specchio. Infine il tagliando, una volta all’anno.

Nella fase 2 abbiamo sfiorato una differenza importante, quella fra non fare il male e fare il bene. Ne parliamo la prossima settimana.

Nel frattempo prova a fare come Elena: scrivi le tue 3 esclusioni, prima ancora di guardare il tuo estratto conto. Poi scrivimi o lascia un commento, mi interessa sapere che cosa hai scritto.

Ti aspetto.

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