AI, un patto per vivere meglio
In questi giorni i mercati finanziari hanno reagito con molta paura alla notizia di nuove piattaforme che usano l’intelligenza artificiale per fare, almeno in parte, il lavoro di assicuratori, broker e consulenti finanziari.
Due nomi sono finiti al centro delle cronache: Tuio, una startup insurtech spagnola, e Altruist, una società americana che lavora nel risparmio gestito.
Tuio e Altruist, di cosa parliamo?
Tuio è la prima compagnia assicurativa ad avere un’app approvata da OpenAI per vendere polizze direttamente dentro ChatGPT: significa che, mentre stai chattando, puoi ricevere preventivi reali e arrivare alla sottoscrizione senza passare da un intermediario umano.
Nel giro di poche ore la notizia ha fatto tremare a Wall Street i titoli del settore assicurativo e in particolare le società di brokeraggio, perché il mercato ha iniziato a chiedersi: se l’AI riesce a fare gratis, in pochi secondi, quello che oggi fa un mediatore, che senso ha pagare ancora commissioni elevate per lo stesso servizio?
Nel risparmio gestito il ruolo di “spauracchio” è toccato ad Altruist, che ha presentato Hazel, un software di gestione patrimoniale basato su AI e pensato per automatizzare gran parte del back office dei consulenti. L’idea è semplice: togliere di mezzo carte, burocrazia e processi ripetitivi, riducendo drasticamente i costi operativi. Anche qui, però, la reazione in Borsa è stata violenta: molti titoli di società legate al risparmio gestito e al brokeraggio sono crollati, perché gli investitori temono che i margini di chi vive di intermediazione tradizionale vengano schiacciati da questi nuovi modelli.
Il filo rosso che lega Tuio, Altruist e altre startup simili è la “semplificazione radicale”: usare l’AI per fare più veloce, più economico e spesso meglio ciò che prima richiedeva ore di lavoro umano, dai preventivi assicurativi all’analisi di contratti e documenti. Non parliamo solo di finanza: lo stesso vale per la consulenza legale, dove gli algoritmi iniziano a leggere migliaia di pagine in pochi secondi, evidenziando clausole e rischi che prima richiedevano squadre di giovani avvocati.
L’AI è uno strumento, non un oracolo infallibile
L’intelligenza artificiale è, senza dubbio, una rivoluzione. Sta cambiando la medicina, l’industria, la ricerca scientifica, il modo in cui studiamo e persino il modo in cui usiamo il tempo libero. Pensiamo a quante cose oggi chiediamo a strumenti come Perplexity, ChatGPT, Copilot o Gemini: spiegazioni, traduzioni, idee, persino suggerimenti di viaggio o ricette. È un passaggio epocale, che porterà qualità e velocità in tanti processi, anche nel mondo finanziario.
Ma è importante ricordare che parliamo di strumenti con cui dialogare, non di oracoli infallibili a cui delegare il cervello. Un’AI può analizzare montagne di dati, ma non ha esperienza di vita, non conosce davvero la tua storia, e soprattutto può sbagliare: interpretare male una norma, dare per attuale un’informazione superata, ragionare su dati incompleti. Per usare bene questi strumenti serve una base minima di competenze: devi essere in grado di leggere ciò che ti propongono, farti qualche domanda critica, capire che cosa ha senso e cosa no.
Per questo motivo l’AI, oggi e per molti anni ancora, è molto più potente come supporto agli addetti ai lavori che come loro sostituto totale. Un consulente finanziario che usa bene l’AI può avere più tempo per seguire i clienti, può simulare scenari, confrontare prodotti, leggere documenti complessi in modo più efficiente. Un assicuratore può fare preventivi più rapidi e personalizzati. Un avvocato può concentrarsi sulla strategia invece che sulla mera lettura di decine di contratti.
Ma il valore non sparisce: si sposta.
Dove l’AI non può arrivare: la parte umana delle scelte finanziarie
Nella consulenza finanziaria, la parte più importante quasi mai è il foglio Excel.
Nella mia esperienza con i clienti, le conversazioni più decisive ruotano intorno a domande che un algoritmo non può vivere sulla propria pelle: paure, desideri, tensioni in famiglia, sensi di colpa, sogni messi da parte. Capita spesso che si inizi parlando di investimenti e si finisca a discutere di lavoro, figli, genitori anziani, separazioni, malattie, cambi di vita. Tutte situazioni in cui le scelte patrimoniali sono intrecciate con emozioni, biografie, relazioni.
Un motore di AI può aiutarti a capire meglio un prodotto, a confrontare costi e caratteristiche, a controllare se un contratto contiene clausole rischiose. Ma difficilmente potrà farti la domanda giusta al momento giusto, cogliere un silenzio, leggere un’esitazione nello sguardo o nel tono della voce. Soprattutto, non può assumersi responsabilità umane: restare accanto a una persona quando i mercati scendono e la paura prende il sopravvento, aiutarla a non fare sciocchezze nei momenti di panico o di euforia, tenere insieme i numeri con la storia concreta di quella famiglia o di quell’imprenditore.
Paradossalmente, l’AI mette chi fa il mio mestiere anche davanti a una sfida professionale: la capacità di ascolto dovrà crescere, non diminuire. Gli agenti AI ti “ascoltano” senza interromperti, sono sempre disponibili, non si stancano: se un consulente umano vuole restare rilevante, dovrà imparare ad ascoltare meglio, con più profondità, con più empatia vera. Dovrà portare sul tavolo ciò che le macchine non hanno: la capacità di comprendere il contesto umano, di dire anche “no” quando una scelta è pericolosa, di accompagnare nel tempo.
Nuove torte, non solo fette più piccole
Il rischio, oggi, è quello di usare l’AI solo per tagliare costi e commissioni, riducendo le “fette” di una torta che resta uguale o addirittura si restringe. In questa logica, ogni innovazione diventa una minaccia: meno lavoro per broker, consulenti, avvocati junior; più margini per chi controlla la tecnologia e per i grandi player in grado di automatizzare tutto. È comprensibile che i mercati reagiscano con paura, vendendo le azioni di chi sembra più esposto a questa competizione.
Ma c’è un’altra strada possibile: usare l’AI per creare nuove torte, cioè nuovo valore.
Se le incombenze amministrative, la burocrazia e gran parte del lavoro standardizzato vengono automatizzati, il tempo umano si libera. La domanda vera è: come lo usiamo? Possiamo spenderlo per aumentare ancora il numero di prodotti venduti. O possiamo investirlo in relazioni migliori, in educazione finanziaria, in pianificazione personalizzata, in accompagnamento nelle scelte più delicate.
Per un investitore privato questo significa, molto concretamente, chiedersi che tipo di servizio vuole. Vuole solo lo strumento più economico, dove clicca da solo e si affida a un algoritmo “invisibile”? O vuole qualcuno che usi anche l’AI, ma per offrirgli un dialogo più approfondito, per aiutarlo a capire obiettivi, limiti, margini di rischio, errori da evitare? Nel primo caso, il prezzo conterà quasi tutto; nel secondo, ciò che paghi è una relazione e una responsabilità condivisa.
Il patto nuovo: AI per i conti, persone per le decisioni
La direzione in cui credo valga la pena andare è un patto nuovo: lasciare alle macchine il lavoro in cui sono fortissime – analisi di dati, calcoli, confronto di alternative, verifica di documenti – e restituire alle persone il cuore delle decisioni: definire le priorità, capire che cosa conta davvero, decidere insieme come usare il denaro per costruire una vita più coerente con i propri valori.
Se questo patto si realizzerà, l’AI non sarà il nemico dei consulenti, degli assicuratori, degli avvocati, ma un alleato potente. I professionisti che sapranno integrarla nel proprio lavoro, smettendo di difendere attività a basso valore aggiunto e spostandosi sulla parte umana, potranno generare più valore per i clienti e per se stessi. Non si tratterà solo di “difendere la propria fetta”, ma di allargare la torta: più persone seguite meglio, più consapevolezza, meno errori costosi fatti per fretta o disinformazione.
Per chi investe, soprattutto se giovane, la sfida è imparare presto a usare questi strumenti senza farsi usare: sfruttare l’AI per informarsi, capire, confrontare, ma non rinunciare al confronto con qualcuno in carne e ossa che sappia guardarti negli occhi e aiutarti a mettere in ordine le tue scelte.
La tecnologia può fare tantissimo per semplificare la parte tecnica della finanza.
Il senso che i soldi rivestono per te, però, resta una responsabilità umana.
E lì, almeno per ora, nessuna intelligenza artificiale può sostituirti davvero.








